Matcha 

 

Il matcha  (抹茶)è un tè verde giapponese ridotto in polvere, nella cui lavorazione si impiegano i migliori tè coltivati in ombra, realizzati cioè coprendo le piante, prima della raccolta, con stuoie di paglia per un periodo che va da quattro a sei settimane.

Questa operazione colturale ha lo scopo di indurre la pianta a produrre più clorofilla ed amminoacidi, la cui maggiore concentrazione conferisce a questo tè il caratteristico sapore dolce.

Le foglie impiegate sono raccolte a mano solo una volta nell’anno, al termine della quiescenza della pianta e prima delle piogge, le foglie sono quindi trattate a vapore per bloccare l’ossidasi, asciugate e, successivamente, vengono rimossi sia il picciolo che la costolatura delle foglie.

Il risultato di queste operazioni è chiamato tencha (碾茶) che viene macinato a pietra, a mano o con apparecchiature meccaniche, diventando quindi matcha.

La polverizzazione, effettuata a mano o meccanicamente, per dare i migliori risultati in termini di gusto e colore, deve essere molto lenta, pochi grammi per volta, questo è uno dei fattori che determina l’alto costo di questo tè.

Le bevande che si ottengono con questo tè sono quelle con il maggior numero di antiossidanti, promuovono il metabolismo dei lipidi, favoriscono la concentrazione come il caffè, ma a differenza di quest’ultimo, inducono uno stato di lucida calma per l’azione congiunta della teanina e della teobromina.

Contemporaneamente l’alta concentrazione di clorofilla agevola nell’organismo processi depurativi e detossinanti.

In Giappone non è generalmente un tè di impiego quotidiano, ma viene riservato a occasioni particolari ed all’uso cerimoniale.

 

 

               Chanoyu (cerimonia giapponese del tè)

           

La principale cerimonia  in cui è impiegato si chiamata Chanoyu 茶の湯 ) o Shado o Chado (茶道, "via del tè") ed è un’una importante attività culturale tradizionale.

La sua esecuzione, il modo in cui essa è eseguita e l'arte delle sue preparazioni, è chiamata Teame ( []手前; []点前 ), ed ha assunto, nel corso degli anni, il carattere di vera e propria arte con forte influenza del Buddismo Zen.

Le occasioni in cui i giapponesi si incontrano per bere il matcha, in modo tradizionale, sono essenzialmente due: se informali sono chiamate chakai ( 茶会 , raduno tè) , se formali si chiamano chaji ( 茶事 , evento tè).

Il chakai è un avvenimento abbastanza semplice e rappresenta una normale circostanza di ospitalità e comprende l’offerta di dolci, tè leggero, a volte un pasto leggero ed ha una durata breve.

Un chaji invece è molto più formale e comprende un pasto completo (kaiseki), seguito da dolci,  tè leggero,  tè denso e può durare anche più di quattro ore.

Il chanoyu (cerimonia giapponese del tè), durante il quale si consuma il matcha, è considerato una delle tre arti di raffinatezza classiche giapponesi insieme al kodo per l’apprezzamento dell’incenso e kado per la disposizione dei fiori.

Un chanoyu è un avvenimento molto articolato che richiede una serie di fattori ambientali ed un rituale complesso che si attiene a precise regole che risalgono al 16° secolo, con rituali codificati dai quali si sono originate scuole che fanno capo a tre famiglie discendenti dal maestro Sen no Rikyu, note come San-Senke (三千家 o tre case Sen) e sono: Omotesenke, Urasenke, Mushakojisenke.

Con il trascorrere delle generazioni molte scuole si sono sviluppate come i rami di un albero formando sottoscuole del San Senke o si sono formate indipendentemente e sono note come Ryu, da Ryuha, ognuna con un suo rituale ed una sua propria filosofia, comunque strettamente legata allo Zen.

In tutti i casi la formazione di un maestro di cerimonia richiede anni di pratica e di studio.

Il luogo ideale per lo svolgimento di una cerimonia in stile sukiya è il chashitsu, un locale appositamente progettato e costruito per tali occasioni, composto da 4-5 tatami sul pavimento, un soffitto basso; un focolare inserito nel pavimento, una nicchia (tokonoma) per appendere rotoli di calligrafia o di altri soggetti ed altri elementi decorativi come i chabana, composizioni floreali associate alla cerimonia, due ingressi separati, uno per l’ospite ed uno per gli invitati.

Tradizionalmente la struttura è costruita in legno rivestita in carta giapponese traslucida e tutto l’arredamento ha toni tenui e delicati.

Collegata al chashitsu vi è una zona di preparazione separata chiamata mizuya doko.

Generalmente è considerata standard una stanza in cui si collochino 4,5 tatami (?), ma esistono camere più piccole ed anche più grandi.

Nella nomenclatura giapponese le stanze con pavimentazione in tatami si chiamano washitsu (和室?).

Non è raro che i chashitsu siano presenti in abitazioni private, ma in questi casi assolvono più ad una funzione di locali per la meditazione che per lo svolgimento di cerimonie

Esistono case da tè che raggruppano diversi chashitsu, in cui si svolgono anche più cerimonie contemporaneamente.

La casa da tè tradizionale ha come elemento fondamentale un chashitsu e una mizuya, ma altre strutture sono a completamento e a supporto per il buon svolgimento della cerimonia.

E’ necessario innanzitutto un locale in cui sono accolti i partecipanti, che sovente ha anche funzione di spogliatoio, qualora non sia adibito uno spazio apposito, è tradizione partecipare alla cerimonia con abiti tradizionali o quantomeno decorosi, è comunque consuetudine indossare almeno dei tabi bianchi, tradizionali calzini di cotone con l’alluce separato.

Un aspetto importante ha la parte esterna che prevede un giardino con un sentiero che porta a zone in cui si svolgono alcune azioni che precedono il rito.

In primo luogo una zona fresca ed ombreggiata adatta al rilassamento ed alla meditazione in cui si sosta durante le attese, a seguire una vasca con acqua corrente in cui si purificano le mani e la bocca, sono presenti anche altri  elementi con funzione ornamentale quali piante, fiori, un ruscello, atti a creare uno stato d’animo sereno e rilassato.

Un chakai, però, si può svolgere in qualunque luogo sia possibile avere un ambiente che rispetti i requisiti fondamentali di armonia, serenità e tranquillità, non è raro che un chakai si svolga in campagna o un parco sull’erba, è sufficiente poter posizionare i tatami sufficienti all’ospite ed ai suoi invitati e l’attrezzatura necessaria per il suo svolgimento.

Per la preparazione del matcha in modo classico è necessario una specifica attrezzatura che comprende:

 

·         un chawan o tazza cerimoniale

·         un chasen, particolare frustino in bambù, è meglio evitare di impiegare oggetti di metallo nella preparazione perché potrebbero modificare l’aroma del tè

·         un chasaku cucchiaino in bambù per dosare il tè

·         un burui piccolo setaccio a maglia media, un colino non metallico può andare bene

·         un naoshi, per far asciugare il chasen evitando che si deformino le setole e si formino muffe

·         un natsume, contenitore a tenuta ermetica per conservare il matcha, realizzato in lacca, legno, alluminio

 

ELEUTEROCOCCO

L’approssimarsi della primavera potrebbe essere un momento di maggior stanchezza, dovuta al cambiamento …. puoi prevenire e aiutarti con l'eleuterococco.

Migliora la resistenza fisica e psichica dallo stress, immunostimolante e tonico generale.

Conosciuto anche come Ginseng Siberiano ma anche come “Ginseng delle donne”, perché i tipi di principi attivi, in esso contenuti dalle proprietà toniche, sono più adatti all’organismo femminile.  Sotto stress, infatti, le donne sono più soggette agli stati d’ansia e alla depressione, per questa ragione, un tonico più forte, come il ginseng o il guaranà, potrebbe aumentare la tensione nervosa.

Il capodanno in Giappone viene chiamato o-shogatsu, お正月

 

 

La maggioranza dei giapponesi preferisce attendere la mezzanotte in un tempio o santuario e assistere alla solenne cerimonia dei 108 rintocchi (joyano-kane, 除夜の鐘). Secondo la tradizione buddhista, la nostra anima è afflitta da 108 peccati e, con altrettanti rintocchi di campana, può essere purificata. Terminata la cerimonia dei 108 rintocchi, secondo tradizione, la notte prosegue in maniera sobria: i giapponesi conversano con amici e parenti, sorseggiando tè , in attesa della prima aurora dell’anno, da ammirare preferibilmente da una collina o da una montagna (rito dell’hatsu-hinode).

Sembra però un bell’esempio del costume, di considerare con particolare attenzione le prime cose dell’anno, così come le prime esperienze, le prime azioni (il primo sogno, il primo riso, il primo paesaggio ammirato, la prima alba, ecc. ecc.).

lo studioso Augustin Berque lo ha spiegato nel suo libro Le sauvage et l’artefice (Paris, Gallimard, 1986). Ecco cosa scrive: 

Hatsu hinode: questo “primo levarsi del sole” dell’anno, basta un poco di fortuna per vederlo, poiché a Tōkyō, in questo periodo, in genere fa bel tempo; ma altrove che non sia nell’Omote Nihon (il Giappone “del diritto”, ossia le regioni sulla costa del Pacifico), è ben più raro. Per il buon auspicio, il costume vuole comunque che vi si assista ovunque. Forse occorre del coraggio per uscire prima dell’alba, dopo la veglia nella quale si avrà avuto cura, fra mezzanotte meno uno e mezzanotte, .........

auguri https://www.abello-te-spezie-erbe.it/te-ed-infusi/te/te-speciali/te-speciali-giappone.html

hagoita (racchette tradizionali) di Asakusa, saluta festosamente l'anno che finisce

 

GINSENG

ll ginseng è un tonico, energizzante e adattogeno.

 

La pianta ha proprietà toniche e adattogene, perché favorisce la capacità dell'organismo di adattarsi allo stress rafforzando il sistema immunitario, endocrino e nervoso e migliorando le capacità fisiche e mentali.

In Oriente, e in particolare in Cina e Corea, paesi da cui proviene, il ginseng (Panax ginseng) è considerato una pianta essenziale per conservare la salute e la forza vitale di ogni uomo, tanto che un tempo la sua radice - dove si concentrano i principi curativi - era riservata alla famiglia imperiale e ai più alti dignitari di corte.

Una miniera di principi attivi

In occasione dei 180 anni di attività della nostra ditta abbiamo deciso di proporre alla nostra clientela una selezione di “gran cru” del tè iniziando dal Giappone.

La storia del tè in Giappone inizia nel IX secolo e furono, probabilmente, i monaci buddisti Kūkai e Saichō (scuole buddiste cinesi) i primi a portare i semi di tè in Giappone.

Il tè divenne una bevanda popolare nel XII secolo quando, nella prefettura UJI.

Lo shogun Ashikaga Yoshimitsu, promosse la coltivazione del tè verde, e, grazie alla sua posizione strategica, nei pressi di Kyoto, diventò la prima regione a produrlo in quantità rilevanti.

Nei secoli XIII e XIV, periodo di quasi totale isolamento del Giappone dal resto del mondo (periodo buio), la cultura del tè in Giappone iniziò a sviluppare caratteri indipendenti da quella cinese, sia nelle tecniche di produzione, che nell’arte di prepararlo e berlo.

Alcune delle tecniche di produzione nate in questo periodo sono ancora oggi, nelle loro diverse evoluzioni, caratteristiche fondamentali dei tè giapponesi e solo di questi.

Nella produzione di tutti i tè giapponesi, raramente, il prodotto finito è composto da un solo raccolto, in genere si tratta di blend di diversi raccolti, di produttori diversi e anche di epoche di raccolta o lavorazione diverse.

 x 

Carrello vuoto