Fukamushicha ( , tè a vapore profondo)  è un tè verde giapponese che viene “stabilizzato” (cotto) a vapore, per un tempo più lungo rispetto a quello che è considerato normale (i cinesi, invece, effettuano questa operazione con il calore, normalmente in wok).  La cottura viene eseguita, subito dopo la raccolta, per bloccare l’ossidazione delle foglie.  

Normalmente, il processo di cottura a vapore dura da circa 30 secondi a 1 minuto, e il tè risultante è chiamato futsuumushicha (普通 , tè al vapore normale). Al contrario, fukamushicha viene cotto a vapore per più di 1 o 2 minuti.

La tecnica fukamushi può essere utilizzata con diverse foglie di tè giapponese, sencha, gyokuro e persino di bancha . Quando ciò accade, il nome ottiene il prefisso fukamushi, ad esempio fukamushi genmaicha ( ).

Tuttavia, la maggior parte delle volte è fukamushi sencha ( 煎茶

 

TEA TREE OIL

(Olio di Melaleuca alternifolia – olio di Manuka – olio di Kanuka)

 

Da molti anni sono conosciute le proprietà dell’Olio di Melaleuca alternifolia, originario dell’Australia, commercialmente conosciuto come tea tree oil, è necessario però specificare che con questo stesso nome si indicano anche altri due oli essenziali ricavati da specifiche piante, sempre della famiglia delle Myrtacee, originarie però della Nuova Zelanda: la Leptosperma scoparium (J.R e G. Forst) il cui O.E. è conosciuto commercialmente col nome di olio di Manuka e la Kunzea ericoides conosciuto come olio di Kanuka (A.Rich. e J. Thompson)

 

Il nome comune di tea tree si riferisce all’uso che venne fatto delle foglie di questi ed altri alberi nel diciottesimo secolo, durante le esplorazioni dell’Australia e della Nuova Zelanda del Capitano Cook e dai primi coloni per confezionare bevande in sostituzione del tè che, dovendo essere importato dalla Cina, era molto costoso e di reperimento difficile o quantomeno incostante.

 

Il Manuka ed il Kanuka crescono spontaneamente e sono molto diffusi in tutte e due le isole della Nuova Zelanda, la raccolta delle foglie, per la produzione dell’O.E., viene fatta quindi sullo spontaneo ed essendo l’estrazione eseguita tramite distillazione in corrente di vapore, senza l’impiego quindi di solventi, è garantita una biologicità di fatto del prodotto finito.

 

TEIERE YIXING – DINGSHU – CHAOZHOU

 

Le teiere Yixing o Ihsing, chiamate anche “Sabbia Viola”, sono prodotte con una mescola di argille provenienti dal distretto di Yixing la cui formulazione, che risale al XV secolo, viene tramandata e gelosamente custodita dagli artigiani che le producono.

Sono tra le più antiche e tradizionali teiere impiegate in Cina per il “gongfu cha”, il tipico metodo di preparazione cinese del tè.

Alcune argille impiegate provengono anche dalle provincie orientali di Jiangsu, Dingshu o Dingshan, sul lato ovest del lago Tai, dove, in tempi più recenti, si è sviluppata una produzione di manufatti molto simili a quelli di Yixing.

Le teiere Chaozhou, anch’esse considerate tra le migliori per la preparazione del tè, provengono dall’omonimo distretto nella provincia di Guang Dong, e sono prodotte con una mescola di argille presenti su quel territorio.

Le differenze tra le tre tipologie riguardano soprattutto la lavorazione che per le Yixing e Dingshu avviene, normalmente, con l’impiego del tornio e quindi sono più fini, più leggere e con forme meno elaborate, le Chaozhou, di norma, non sono lavorate al tornio, sono più massicce e più elaborate.    

I materiali impiegati per i tre tipi di ceramica hanno caratteristiche simili, un ottimo mantenimento del calore, una scarsa dilatazione termica che permette una migliore precisione di esecuzione, così da realizzare una eccellente chiusura del coperchio, evitando così la dispersione degli aromi.

La caratteristica più importante di queste teiere è la loro microporosità, che fa si che parte dei tannini e degli oli del tè, con l’impiego nel tempo, impregnino questi materiali, creando, all’interno della teiera, una patina che le rende sempre migliori, caratteristica che ne fa le preferite dagli intenditori.

IL PU ERH

Il tè Pu-Erh (noto anche come tè invecchiato o vintage) è un altro dei grandi tesori della Cina ed è stato scoperto solo di recente in Occidente. È diverso da qualsiasi altro tè del mondo, ma gli occidentali possono apprezzare le sue somiglianze con il buon vino, con cui condivide molte caratteristiche.

Sono chiamati Pu erh dal nome della contea di Pu’er, un luogo importante di commercio del tè, sin dai tempi della Cina imperiale, quando era l’ultima tappa importante per le carovane dirette verso l’occidente, prima di attraversare l’Himalaya.

Esistono due tipi di Pu erh, il crudo (Sheng Cha) e il cotto (Shou Cha).  Quest’ultimo subisce un processo di fermentazione accelerato, viene accatastato, impilato e mantenuto umido perché il processo di fermentazione sia intenso e veloce.

Il profilo aromatico e gustativo è molto diverso da quello degli altri tè.  La particolarità “sensoriale” è dovuta a questo tipo di lavorazione molto particolare, la fermentazione. Bisogna distinguere la fermentazione, in cui intervengono microorganismi vivi che agiscono sul tè, dall’ossidazione che è un’azione dovuta all’ossigeno.

Nel 2009 i pu erh hanno ottenuto la denominazione geografica protetta.

Dopo la lavorazione, sia per le varietà Sheng che per la varietà Shou, le foglie vengono lasciate sciolte o compresse nelle seguenti forme:

Brick Tea (Juan Cha)

Cake Tea (Beeng Cha)

Bell Shape (Toa Cha)

Forma di funghi (Maw Gu Toaw)

Il tè viene poi conservato in cantine calde e umide , processo utile a maturare ulteriormente e  addolcire il tè nel tempo. Il tè Pu-Erh è bevibile dopo 3 mesi e dopo 5 anni, inizia a sviluppare il suo gusto unico e invecchiato ma l’invecchiamento può essere protratto per anni e anni. Il Pu erh è il solo tè che si presta all’invecchiamento.

 

Le spezie

Apri un piccolo incarto di cannella, chiodi di garofano, ginepro e i loro profumi ti trasporteranno in luoghi lontani dall’atmosfera calda ed esotica.  Colori, odori, sapori. C’è qualcosa di magico nel modo in cui spezie e aromi trasformano gli ingredienti più semplici in piatti esotici che racchiudono il profumo dei bazar e ammiccano a misteri orientali. Affascinanti sono la storia e la leggenda che li circondano.

 

“Io sono una maga delle spezie.
………….. Ne conosco origini, significato dei colori, profumi. Posso chiamarle una per una con il nome assegnato loro quando la terra si spaccò come una scorza per offrirle al cielo. Il calore che emanano mi scorre nelle vene. Dall’amchur, la polvere di mango, allo zafferano, tutte si piegano ai miei comandi. Un sussurro, e mi svelano proprietà segrete e poteri magici. “

Tratto da : LA MAGA DELLE SPEZIE
C.B. Divakaruni

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